Apertis verbis

 

 

 

 

QUANDO GESÙ TORNERÀ TROVERÀ LA FEDE?

Questo interrogativo evangelico dell’apostolo Luca è stato preso in esame per una riflessione giornaliera. “Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” Premesso che non voglio assolutamente salire in cattedra, altrimenti mi renderei ridicolo, vorrei fare alcune considerazioni su questa domanda di Gesù. Da parte mia e da parte di molti come me, ci siamo chiesto spesso: ma che fine ha fatto la dottrina? Che fine ha fatto la fede? Soprattutto, è attendibile il Magistero e l’Autorità? Tutto sembra avvolto nella confusione e nel disordine. Che questa sia la situazione non si discute. Consacrati che si affidano ai falsi veggenti (io stesso sono cascato in questa affiliazione), distonie tra ciò che si predica e ciò che si professa. Persone che al mattino si inventano visioni e locuzioni. Cristiani che vedono segni nel cielo, sulla moquette, sulle foglie di fico. Però, c’è un però grande come l’universo. Se dovessi rinunciare a confrontarmi con me stesso (inaffidabile) e con gli altri (inattendibili), scoprirei che l’unica soluzione sarebbe quella di aprire una discussione seria con il Signore. Ci ho provato a farlo e vi assicuro che con me è stato generoso, non vedo perché non dovrebbe esserlo anche con voi, che siete più buoni di me.

Nella discussione sono stati messi dei paletti molto significativi e salutari, ai quali ho dovuto mostrarmi docile (condicio sine qua non):

1. La conversione è personale

2. La testimonianza è obbligatoria

3. Il Vangelo è il vademecum

4. La vita spirituale è legata alla carità

5. La scelta è legata alle due progenie

6. L’alimentazione è basata sui sacramenti

7. La legge è incentrata sui comandamenti

8. L’esistenza è precaria

9. Il giudizio è personale

10. La santa Vergine non è un optional

11. La Chiesa è la porta del Regno dei cieli

12. Il prossimo è la mia priorità

13. Il perdono è l’indice di santità

14. I difetti sono la revisione quotidiana

15. Le virtù bisogna acquisirli

Dopo aver compreso e accettato questi paletti, le conseguenze sono immediate:

a. Nell’universo sono una punta di matita

b. Davanti a Dio rispondo dei miei peccati

c. I corsi e i ricorsi della storia non posso modificarli

d. Le profezie non mi interessano perché questa notte posso morire

e. Non devo stare zitto sulla testimonianza per non diventare complice

f. Devo ricordarmi che la volontà di Dio controlla il cielo e la terra

g. Gli eventi buoni e cattivi sono permessi da Dio

h. Gli eventi cattivi non devono vedermi protagonista

i. Devo stare attento nel giudizio per non diventare antipatico

j. La redenzione l’ha compiuta Gesù e non io

k. La devozione alla Madonna è seria e non fanatica e sentimentale

l. Che non è compito mio decidere le condizioni meteo

m. Che le problematiche nella Chiesa non devono scardinare il mio equilibrio

n. Quando comparirò davanti a Dio non mi chiederà i peccati di “Genoveffa o di Edmondo”

o. Se non ho perdonato, dopo aver ululato come i lupi, sono un cimbalo stonato

Possono agitarsi i venti, rumoreggiare i mari, urlare le tempeste, i demoni scoraggiare con le profezie nefaste e opprimenti, scoppiare le guerre, dobbiamo ricordare che siamo sulla terra afflitti dal peccato originale e non nel paradiso terrestre. Concludo con una citazione di san Luigi Maria de Montfort che mi aiuta tantissimo, scritta del trattato della vera devozione alla Madonna: “invidio i cristiani che dovranno attraversare i tempi duri della prova della Chiesa”. Che cosa è questa santa invidia? Restare saldi nella fede senza lasciarsi condizionare da ciò che ci circonda e vorrebbe turbarci. Sia chiaro che questa riflessione è un programma di vita e non la mia condizione da “santone da strapazzo”. Piccola chicca personale, dopo aver vissuto l’esperienza negativa di Trevignano Romano. Sarò sulla terra quando arriverà l’Anticristo e Roma sarà distrutta, oppure, sarò beato nel luogo che ho meritato di andare per l’eternità? Ai posteri l’ardua sentenza. Di certo, mozzicato dalla vipera non mi faccio buggerare dalla lucertola. La vita è bella e ad ogni giorno basta la sua pena. Questo insegnamento di Gesù contraddice chi vive di profezie e vaticini. Fratello ricordati che devi morire, è passato un quarto d’ora sulla nostra viva. Ridiamo e scherziamo e soprattutto nulla ci turba (santa Teresa d’Avila). Pace e bene.

 

 

UCCELLACCI ED UCCELLINI

È il titolo del film di Totò del 1966 dove Totò e Ninetto Davoli vagano per le periferie e le campagne di Roma e durante il loro cammino incontrano un corvo. Il corvo narra ai due frati francescani come san Francesco ordina d'evangelizzare dei falchi e dei passeri. I due frati non riusciranno a raggiungere il loro obiettivo, perché non avranno posto fine alla feroce rivalità tra falchi e passeri. Con la malattia di Papa Francesco, assistiamo alla lotta tra falchi e passeri, dove i gruppi si accapigliano tra profezie, dibattiti e scontri. Ognuno tira acqua a suo mulino, pensando di fare cosa buona. Il guaio è che lo fanno in nome di Dio. Chi sostiene che Papa Francesco è il successore di Pietro accenna all’umile preghiera, chi sostiene che è il falso Papa, si ostina ad augurare ogni sorte di sciagura. Alcuni, sperano che la morte di Papa Francesco sia la panacea di tutti i mali. Con la morte di Francesco i cattolici saranno elevati agli onori degli altari. Mai udita una stupidità come questa. Se fosse così, smetterebbero di vivere i piccoli resti, i ribelli, i falsi profeti di sventura, ecc. Ahimè, si illuderebbe chi pensasse che, alla morte di Francesco, la Chiesa tornerebbe sana e illibata. La lotta tra falchi e passeri è iniziata al tempo del peccato originale tra Caino (il falco) e Abele (il passero). Concludendo, ognuno di noi resterebbe, dopo la morte di Francesco, con il suo bagaglio di grazia o di peccato. Il falco resterebbe tale e il passero pure. Che tristezza essere ingabbiati nelle nostre elucubrazioni. Tra falchi e passeri continueremo a passare il tempo al tiro al piccione. La tristezza diventa patologica e afflizione quando vorremmo che, attraverso le nostre preghiere di santi e prediletti, le idee degli uccellacci e uccellini diventino l’ombelico del mondo. Vedrete, diceva l’eremita della Mentorella anni fa, il peggio non è mai morto. Satana è esperto in materia, che si chiami Francesco, Pio o Sigismondo, la Chiesa è santa se unita a Cristo e ognuno fa il suo dovere. Poi, a nessuno è vietato di alzarsi al mattino è dichiarare, in modo solenne: io sono Napoleone. Pensato che dica il falso? Leggete quanti si assomigliano a Bernadette o alla Madre di Dio. Io naturalmente, che sono il più matto di tutti, questa mattina dichiaro solennemente che sono il nipote di Nabucodonosor, quindi, il sovrano di Babilonia.

 

L’ODIO PORTA ODIO

C’è un insegnamento che il Vangelo ci pone davanti: il Signore non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Questo ci fa distinguere tra peccato e peccatore. Di conseguenza bisogna essere severi con il peccato e misericordiosi con il peccatore. C’è in alcuni ambienti, cosiddetti cristiani, un odio nei confronti di Papa Francesco con l’accusa di aver commesso degli errori. Un odio che si estende a macchia d’olio che ormai sembra di non essere più contenuto. Io non sono d’accordo perché l’odio porta odio. Qualora il Papa avesse commesso degli errori, sono abbastanza maturo per non seguire una sua direttiva, senza scagliarmi contro. Faccio l’esempio della Comunione sulle mani, non la prenderei neppure sotto tortura. Allo steso modo altre decisioni. Questo, però, non mi fa commettere il peccato contro lo Spirito Santo: impugnare la verità conosciuta. Mi spiego meglio. Dal 2013 al 2022 c’è stato il conflitto tra due Papi, tra divisioni interne (ministerium e munus), ma dal 1° gennaio del 2023 ad oggi (oltre due anni) il Papa, per volontà di Dio, è uno. Far passare l’idea che lo Spirito Santo sia prigioniero e anche incapace di intendere e di volere è di una gravità inaudita. Costoro che odiano Papa Francesco, accecati dal male, sono gli stessi che vivono nella consapevolezza che non si muova foglia che Dio non voglia, per poi, in modo ipocrita, asseriscono che per tanti anni Dio sia in balia delle brigate rosse o della massoneria. C’è un altro aspetto ancora più grave e deleterio. Quando ero ragazzo mi insegnavano che il sacerdote è un crocifisso messo sull’orlo dell’inferno per evitare che le creature fossero trascinate dentro. Questo insegnamento era cruciale, per cui si doveva pregare per il sacerdote, affinché fosse forte. Una comunità parrocchiale, qualora avesse un curato indegno, prima del giudizio dovrebbe chiedersi se ha pregato per il suo sacerdote. Allo stesso modo, sentivo udire: ogni epoca merita il suo Papa. Molti fanno i furbacchioni: quando devono prendere, si ricordano della comunione ecclesiale, quando non hanno bisogno non si ricordano della comunione ecclesiale. Tutti vanno in banca a riscuotere (indulgenze) ma quasi nessuno va a depositare (preghiere). Papa Francesco non è un gigante, ma neppure un lillipuziano. Rappresenta ciascuno di noi che non siamo giganti e lillipuziani. Quando vedo questi colossi della fede, questi titani della speranza, questi ciclopi della carità, questi mastodonti della verità che si auto definiscono difensori della Chiesa, ho paura e scappo via. È una mia debolezza. Mi ha turbato il cuore leggere che molti hanno augurato la morte a Papa Francesco. Ma che religione è la nostra se arriviamo ad uccidere la testa? Come possiamo avere pietà del corpo? Ma davvero se un papa dovesse invitarmi a buttarmi dalla finestra io seguirei il suo invito? Il Papa sono costretto a seguirlo quando parla in ex cattedra e non quando esterna come me. E, poi, dulcis in fundo, al giudizio Dio mi domanderà se ho seguito il Santo Vangelo non se i miei follower lo hanno fatto. Ecco perché, non Fratello Luigi Maria Avella, ma don Bosco diceva: se il Papa dovesse sbagliare io preferisco sbagliare con lui. Il resto è un stillicidio nel quale ci facciamo male da soli.

 

SAN FILIPPO NERI E LA GALLINA

Una signora aveva l’abitudine di andare a confessarsi con San Filippo Neri e quasi sempre gli raccontava le stesse cose: il suo peccato era quello di calunniare i suoi vicini. Per questo motivo San Filippo le disse:

– “Dopo aver spennato una gallina dovrai andare per le strade di Roma e spargerai un po’ dappertutto le penne e le piume della gallina! Dopo torna da me!”

La signora, alquanto sorpresa, pensò che si trattasse di una penitenza veramente strana, ma volendo essere perdonata e assolta, fece ciò che San Filippo le chiese. Tornata dal santo gli disse:

– “Padre, ho finito la mia penitenza.”

E gli mostrò il pollo spiumato:

– “La penitenza non è finita! – disse San Filippo – Ora devi andare per tutta Roma a raccogliere le penne e le piume che hai sparso!”.

– “Ma è impossibile!” – disse la signora piangendo- le piume saranno ovunque!

– “Anche le chiacchiere che hai sparso per tutta Roma non si possono più raccogliere! – replicò Filippo Neri – Sono come le piume e le penne di questa gallina che hai sparso dappertutto! Non c’è rimedio per il danno che hai fatto con le tue chiacchiere!”

Così la donna alla fine capì il grande danno che stava facendo sparlando e calunniando gli altri.

 

UN ANNO SANTO INIZIATO SOTTO TONO

Quest’anno giubilare è iniziato sotto tono, la gente non ama discussioni sulla fede e neppure contraddizioni nella Chiesa. La vita privata è già provata dalla sofferenza e dal dolore. Molti amano andare in chiesa per incontrare Dio, ricordare gli insegnamenti che hanno ricevuto nella tradizione cristiana e non accettano cambiamenti radicali. Si accetta il dono della fede, ricco di speranza e di carità. Ci si confronta con sé stessi cercando di emendarsi e di iniziare un percorso di conversione. Amano le parole semplici del confessionale per prendere coraggio e ricominciare, ascoltano le omelie la domenica per scoprire un passo del Vangelo. Parlano a Dio nella cella del loro cuore e si confidano sicuri di essere ascoltati dal divino. Fede semplice, speranza condivisa e una carità che ha l’impronta dell’aiuto reciproco. Portano con sé una medaglietta della Santa Vergine per essere protetti e un crocifisso da stringere tra le mani nei momenti del bisogno. Cercano il curato nei momenti bui, sapendo di trovarlo in sacrestia o vicino l’altare. Guardano il sole e ringraziano del nuovo giorno che il Creatore benigno ha donato loro. Sono protetti dalla famiglia e chiudono le imposte quando arriva la sera per ritrovarsi davanti al focolare. A volte si racconta come è andata la giornata, altre volte si fasciano le ferite e altre volte si ha tempo per confortare chi in famiglia è stato più colpito dalla malattia o dal dolore. Tutti amano il poco che hanno, sapendo che verrà utilizzato per il bene e il superfluo è a disposizione degli altri. Nessuno ha certezza del donami, perché nessuno ha fatto il patto con il demonio. La vita è sacra ma è anche debole e va custodita e consegnata al Creatore quando la richiama.

Un anno giubilare sotto tono. Un anno pieno di egoismo e di noncuranza degli altri. Una Chiesa sgangherata che ha smesso di educare e istruire, a discapito dei più fragili. Una lotta fratricida tra contese teologiche e piccoli resti di scalmanati che fingono di operare per il bene della Chiesa. Intanto, chi è povero chiede pane, chi è solo cerca compagnia, chi è malato cerca sostegno. Tutti, egoisticamente, siamo possessori della verità. Ci sentiamo prediletti e scelti per grande missione e grossi progetti. Talmente egocentrici ed individualisti che non ci accorgiamo di chi ci è accanto e domanda un bicchiere d’acqua. Talmente orgogliosi e superbi che ci siamo convinti che Dio senza di noi non potrebbe fare nulla. Come se il Cielo in ginocchio attendesse le nostre determinazioni. Oggi, mi domandavo: chi sono io? Di certo sono importante perché Dio mi ha creato, ma sono anche genuino? Sono inalterato negli elementi costitutivi originali o naturali, autentico, così come il Creatore mi ha voluto? A cosa serve un anno santo senza una correzione per frugare nelle due bisacce che portiamo sulla spalla? Se non avessi la forza di frugare tra le cose buone e cattive, perché dovrei vivere la sceneggiata dell’indulgenza plenaria? Non farei in tempo ad acquistarla che già sarebbe vecchia e stantia. Forse, nella migliore delle ipotesi ho fatto come la lavandaia che ha lavato le lenzuola sporche nel fiume. Ma Dio vuole solo questo ogni 25 anni? Non credo proprio, un’indulgenza plenaria si acquista facilmente ogni anno il 2 agosto per il perdono di Assisi, oppure, in una chiesa che ha un altare privilegiato. Dio, per l’anno giubilare vuole molto di più. Dal 1300 la Chiesa concedeva l’indulgenza a chi si recava per la via francigena dopo aver percorso molti km. Durante il cammino non contavano i passi o le spine sul percorso, non contava se avessi incontrato i briganti, ma contava il poter riflettere e meditare sulla mia vita, il tempo necessario per capire, comprendere, convertire la rotta ed emendarsi. Oggi, ci vuole poco. Basta che sto dal barbiere a via Merulana che faccio un salto a Santa Maria Maggiore e tra un cornetto alla crema e un maritozzo con la panna, mi tolgo questo dente che fa male. Già, perché ho una zia bigotta che me lo chiede sempre se ho fatto il mio dovere di cristiano modello. La Chiesa è maestra, la fede è pace, la speranza è armonia, la carità e concordia. Invece? Tanti anni fa, quando la Chiesa era nascente si domandava: tu sei di Paolo o di Pietro? Questo perché si discuteva sulla circoncisione. Oggi, la domanda è sempre la stessa: tu sei di quel prete scomunicato o di quel prete sospeso a divinis? Ci si separa per la disubbidienza, per la contesa, per la lotta al primo posto. Tutti sicuri che stanno combattendo la battaglia contro il male. E il male ride, sghignazza, ridacchia e sogghigna. Insomma, per quelli che non hanno lo stomaco delicato (tanto siamo adulti) ci prende per il sedere. Oggi, mi chiedevo ma c’è una via di uscita? Esiste una ripresa? Ho meditato tanto e riflettuto abbastanza e l’unica soluzione l’ho trovata riservandomi un tempo tutto per me. Quando si è stanchi si va al mare o in montagna. Quando si è tristi, perché l’anima soffre, si va dal Medico pietoso. Si va davanti al tabernacolo. Odo chi mi chiede: hai scoperto l’acqua calda? No, cari amici non ho scoperto nessuna acqua calda. Sapete perché? Oggi sono stato in una Basilica a studiare i famosi pellegrini dell’anno santo. In un’ora sono entrati circa duecento errabondi e solo uno è entrato nella cappella del Santissimo. Molti guardavano in aria le famose sculture del Bernini, gli altri guardavano i cellulari. Mi ha colpito uno che sentiva con l’auricolare l’omelia di uno scomunicato. Con questo io non sono migliore degli altri, sono il peggiore ma lo volevo dire, così state alla larga almeno per cose serie.

 

IL SANTO VANGELO PAROLA RISOLUTIVA

“Chiacchiere e tabacchere e ligno, 'o banco 'e napule nun se 'mpegna

Spesso mi incontro con post che parlano male della Chiesa, che criticano e condannano. Faccio fatica ad accettarli perché mi domando a cosa è servito il Santo Vangelo. Da quando il mondo è mondo ognuno risponde della sua sensibilità e del suo modo di lasciarsi condure dalla coscienza. La sensibilità è la capacità di provare sentimenti ed emozioni riguardo alla dottrina della Chiesa, mentre la coscienza è la facoltà di valutare moralmente il proprio agire. Entrambi coesistono durante gli accadimenti quotidiani: resto sensibile a ciò che accade e valuto in base alla mia morale. Mentre la sensibilità è emotiva, la coscienza mi responsabilizza. Quali punti di riferimenti ho in mio possesso per poter valutare gli avvenimenti? Se sono cristiano i riferimenti sono due: la rivelazione e il deposito della fede. La rivelazione è divina e immodificabile, il deposito della fede è la testimonianza cristiana di duemila anni di storia della Chiesa. I fatti ci coinvolgono giornalmente, sia nel bene che nel male. Anche le sollecitazioni sono molte e ci colpiscono come mezzi di contraddizione. Ne sa qualcosa la Madonna che al Tempio ascoltò la voce del vecchio Simeone che le disse: anche a te una spada trapasserà l’anima. Essendo figli di Maria e membri della sua progenie, non possiamo essere di meno. Anche a noi una spada trapasserà l’anima perché colpiti da mezzi di contraddizione. La religione trasparente e limpida auspicata dalla fiaba di Alice nel paese delle meraviglie è una pura chimera. Il cammino del pensiero cristiano, così come il cammino della fede, è un percorso incidentato con passaggi obbligati, spesso ricchi di belve feroci, serpenti, rovi e spine. Durante il viaggio, con il fardello pesante sulle spalle, dobbiamo rispondere alla nostra coscienza e valutare secondo il Santo Vangelo. Per fare questo, senza danni, dobbiamo agire come San Ignazio di Loyola che proponeva, nei suoi esercizi spirituali, la santa indifferenza. Se dovesse venire un angelo a dirmi che per stare meglio dovrei staccarmi dalla vite e vivere come un tralcio solitario, mi sentirei al sicuro citando il Vangelo (Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto), senza perdere la pace lo manderei via. Se dovesse venire un angelo a propormi piccoli resti per salvarmi l’anima, mi sentirei al sicuro citando il Vangelo (Ogni regno diviso contro sé stesso va in rovina; e ogni città o casa divisa contro sé stessa non potrà reggere), senza perdere la pace lo manderei via. Se dovesse venire un angelo a dirmi di toccare la santa Eucarestia con le mani, citando il Vangelo e la dottrina (Corpo, sangue, anima e divinità), senza perdere la pace lo manderei via perché mai toccherei la divinità di Dio. Ho portato questi esempi, senza scomodare il prossimo: chi mi proponeva piccoli resti, chi mi proponeva di staccarmi dalla Chiesa, chi mi proponeva di compiere un sacrilegio, indipendentemente da chi sia (un angelo, un santo, un fratello, ecc.) lo escluderei. Tre sono le linee guida della santa indifferenza:

1. La confessione è personale

2. Il giudizio è personale

3. La responsabilità è personale

Senza questa riflessione si soccombe e si diventa ciechi e irritabili. Diventiamo leoni da tastiera contro tutti, come se le sorti dell’umanità dipendesse dal nostro sapere. Guai a chi ci capita sotto tiro, diventiamo esperti del tiro al piccione. Si perde la pace e ci si allontana da Dio. Un giorno l’eremita della Mentorella, mentre sproloquiavo sulle sorti della Chiesa, mi disse: “se non ti conoscessi dovrei inginocchiarmi davanti alla tua santità nel difendere la Chiesa, peccato che poi non sei disposto a offrire un piccolo sacrificio per Essa”. Questo insegnamento mi fu salutare. Passano i Papi, i cardinali, i vescovi e i teologi, a mie spese ho capito che solo Cristo Signore non passa mai. Mi fu più di conforto la presenza di Gesù nel cuore che i miei studi di sapientone. Alla fine, la santa indifferenza ci salva, lasciando fuori le tempeste e vivendo interiormente la grazia. A chi suona le trombe, risponderemo con le campane. A chi urla, risponderemo con il silenzio. A chi minaccia, risponderemo con il Santo vangelo. Vi pare poco?

 

ANNA KATERINA EMMERICH LI CONDANNA

Leggo spesso che si fa riferimento ad Anna Katerina Emmerich per condannare Papa Francesco. Senza volerlo gli UNA CUM si condannano da soli e spiego da piccolo studente in teologia (cinque anni di studi anche sulle mariofanie e teofanie) che è oltraggioso prendere in considerazioni queste profezie per i seguenti motivi:

1. La beata non indica l’epoca e il periodo del vaticinio

2. La beata parla di due Papi

3. La beata parla di un Papa buono e un Papa cattivo

Perché gli UNA CUM si contraddicono? Se fossero vere le profezie della beata (nel senso che fossero addebitate ai nostri tempi) la stessa saprebbe la differenza che intercorre tra due Papi e un Papa e un Anti Papa. Dunque, la stessa beata asserisce che ci troveremmo di fronte a due Papi giuridicamente eletti dal Collegio cardinalizio. La beata saprebbe, per rivelazione divina, che il probabile Papa cattivo non ha defenestrato il Papa buono, in quanto costui si è dimesso di sua spontanea volontà. Mi è difficile pensare al Papa buono che scappa davanti al martirio come è accaduto a tutti gli apostoli (anche Giovanni messo in una pentola di olio bollente e miracolato) perché ha paura dei lupi. Questa diceria andrebbe a discapito del Santo Padre Benedetto XVI che passerebbe alla storia come pusillanime. Gli UNA CUM dovrebbero risolvere il grande dilemma dei due Papi. Quale dilemma? Ci troviamo lontano delle profezie della veggente (che si verificheranno in tempi a noi sconosciuti), oppure, ci troviamo nell’epoca delle profezie e la beata riconosce Papa Francesco Papa? Ripetere a pappagallo le elucubrazioni di un prete in condizioni disagiate o di un giornalista che affida la sua tesi al codice Ratzinger, lo trovo infantile. Mi risulta che tra due, ultimante, non corre buon sangue (il giornalista tradirebbe il prete disagiato con padre Farè, tant’è che il primo lo supplica in ginocchio di rivedere la sua posizione - il demonio fa le pentole ma non i coperchi). Io non ho nulla con chi scrive contro Papa Francesco sul mio profilo, anzi. Però, cerchiamo tutti, compreso il sottoscritto, a non diventare ridicoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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